Ferruccio Ferri. La vita faugliese tra i carboncini di Dogali e le passeggiate con Angiolino del Quaranta

Ferruccio Ferri
Ferruccio Ferri

Se nasci nel 1911 e senti dentro di te crescere forte la curiosità per la pittura, Fauglia è proprio il posto giusto dove venire al mondo. Il leggendario – per noi faugliesi – “Dogali”, al secolo Udilio Trivelli, che in “piazzetta” o sotto la torre dell’orologio ti insegna il ritratto a carbone ed i fratelli Francesco e Luigi Gioli che ti introducono alle tecniche del colore ad olio sono i primi Maestri per Ferruccio Ferri.

Pittore e affreschista, Ferruccio Ferri, nasce a Fauglia il 24 Marzo 1911,  alle ore 7,30. La passione per la pittura si accende, come detto, osservando Dogali e poi si accresce con la frequentazione dei fratelli Gioli, al pari del suo coetaneo Alvaro Marioni che però si dedicò pienamente all’arte solo a partire dagli anni Sessanta.

Nel 1922 inizia gli studi alla Scuola d’Arte e Mestieri di Pisa, discepolo del Maestro Curzio Rossi, e li completa all’Istituto d’Arte di Porta Romana a Firenze, cinque anni dopo, ove frequenta il corso di Magistero e dove, allievo del noto pittore Gianni Vagnetti, incontra nella casa “Montparnasse” di Firenze, personaggi come Marinetti, Pizzanelli, Viani, Tayat, Soffici, Bonfanti, Andreotti, Maccari, Conti, Martini, Griselli, Papini, Rosai, Volpi e Pizzarello .

Tredicenne, nel 1924, dipinge a Fauglia il suo primo ritratto, Il ritratto di Ghieghio. Seguiranno Autoritratto (1927-1931), Sara (1929), Martina (1934), Mia Figlia (1939) e Il Cieco di Siracusa (1940). Nel 1930, al Palazzo alla Giornata di Pisa, terrà la sua prima mostra Personale. Nel 1939, il 19 Gennaio, si sposa con Sara Ughi, faugliese antipatichina e con la puzza sotto il naso, da cui avrà due figli, un maschio ed una femmina.

Pittore controverso, artista ironico e disincantato, ottimista incallito, amante del Chianti delle Colline Pisane, a partire dal 1938 trascorre la sua vita in giro per l’Italia, dividendosi tra l’insegnamento negli istituti d’arte e le infinite mostre ed esposizioni, dalla Quadriennale di Roma, alla Biennale di Venezia, alla Galerie Burdeke di Zurigo.

Ferruccio, con grande autoironia, una volta si  definì “un pittore più che altro marginale” ed invece, a parere dei suoi allievi, è stato un Maestro autentico. Per Vittorio Lucca, “persona molto modesta, è stato però pittore validissimo ed affreschista eccellente”. Cassia lo definisce “pittore sperimentatore, molto ironico con i suoi ‘ssà ed i suoi ‘ttò“.  Per Tinè è stato “ingegnoso, esplosivo, resistente, tenace, serioso ed irrequieto”.  Scirpa gli è riconoscente “per la carica artistica ed umana che gli ha dato nel suo insegnamento“. Per Spinoccia è stato “pungente, acuto, un vero Maestro“.

Insomma, ciò che emerge dai ricordi degli allievi di questo omone sempre in bicicletta, alto, calvo, con gli occhiali spessi ed il berretto a cencio – un cappello nero fortemente stropicciato, a falda larga – sono il ritratto di un toscano ed in particolare di un faugliese vero. Un faugliese venuto su a bicchierotti di “vino nero” dalla Lilla. Un giorno, con l’amico calzolaio e vicino di casa, “Angiolino del Quaranta” – Angiolo Carletti, il mio nonno materno -, decise che era venuto il momento di mettersi un po’ in forma, come si dice adesso, e così iniziarono i pomeridiani “giri di Montalto”. Non durarono molto a lungo: dopo una settimana tornarono a pesarsi in farmacia per scoprire di essere ingrassati. D’altra parte il risultato delle loro salutari passeggiate un po’ se lo aspettavano: Come facevano a dire di no ad un bicchierotto di vino, ad una fetta di pane con l’uva o a un bell’uovo fresco che gli venivano offerti da parenti, amici e conoscenti che abitavano nei poderi lungo il percorso?

Ferruccio Ferri muore il 16 Maggio 1989 a Pisa, all’età di 78 anni. Dei suoi affreschi, recentemente recuperati, fanno bella mostra di se nel vano scale del palazzo “di Fiorina”, in piazza del Mercato a Fauglia.

Alessandro Cipriani

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